Esporsi al sole venti minuti a giorni alterni per la vitamina D

“Paradossalmente in Italia c’è una delle più alte prevalenze in Europa di carenza di vitamina D: questo perché nel nostro Paese non c’è la cultura della prevenzione e, come invece avviene persino in Scandinavia, fin da bambini non si viene spinti a stare all’aria aperta e a esporsi al sole per una corretta produzione di questa sostanza. Tanto che oggi le raccomandazioni sono di ‘cercare i raggi’ per almeno 20 minuti al giorno, a giorni alterni. Altrimenti se il consiglio fosse di esporsi tutto il giorno, nessuno lo farebbe”. A dirlo Domenico Centofanti, vicepresidente della Società italiana di medicina estetica (Sime), a Roma alla conferenza stampa di apertura del 39° congresso nazionale della società scientifica.

Il consiglio che viene più spesso dato quando si parla di esposizione al sole è quello di proteggersi con adeguati filtri, ma i medici iniziano a chiedersi se l’uso di creme solari possa arrivare a impedire la produzione di vitamina D. “Al congresso – fa sapere – presenteremo i pochi studi presenti in letteratura sul tema. Tutti sono giunti alla conclusione che non è possibile fare un’indagine attendibile su questo tema perché le persone non applicano mai correttamente i prodotti: si dovrebbero spalmare 2 mg di fluido per centimetro quadrato, mentre invece in media se ne utilizza un quarto. Noi ci occuperemo di studiare questo fenomeno”.

Il consiglio rimane quello dei 20-30 minuti di esposizione al sole a giorni alterni, “tenendo sempre in considerazione che la pelle delle mani o del viso contribuisce molto poco alla produzione di vitamina D, mentre invece quella del tronco è più ‘efficiente’. E occorre sempre ricordare che la vitamina D andrebbe dosata regolarmente per captare subito possibili carenze, perché farlo quando la massa ossea è già in calo, oltre i 35 anni, è qualcosa di molto meno efficace”.

(Fonte: Adnkronos)